Ravanet

0 commenti Luogo: 3 tempo di lettura719 visualizzazioni

H

o negli occhi quando ai Ravanet c’erano gli orti e la strada di accesso a Breo – la “via nuova”, che oggi scende da via Langhe – non esisteva.

Una Mondovì in Technicolor che, solo facendo due passi in giro, mi sembra appartenere ad altra era geologica.

E’ che sono cambiate proprio le facce… ma questo è un altro discorso, che mi ripropongo, prima a poi, di affrontare.

Torniamo ai Ravanet, luogo in questi giorni balzato agli onori delle cronache perché il “bando distruzione” della Fondazione Crc potrebbe far giustizia di quella tettoia in cemento che tutto è, fuorché bella.

Da quel che ho capito, vi vorrebbero realizzare un polmone verde e persino un affaccio sul torrente.

In pratica, dopo 40 anni, si riavvolge la pellicola, portandola a quando lì non c’era nulla, se non sabbioni, lanche e, forse, qualche ontano.

Il grande piazzale al posto degli orti aveva visto i natali sul finire del 1983.

I lavori sulla riva d’Ellero erano durati circa un anno e nella intenzioni della allora Giunta comunale avrebbe dovuto servire ad ospitare una parte del mercato.

Colarono così 18 mila metri quadrati di piazzale asfaltato “nelle immediate vicinanze del centro storico”, per citare le carte dell’epoca.

Si spese oltre un miliardo. Obiettivo: rilanciare il mercato cittadino in crisi da tempo, un mercato che vedeva circa duecento banchi di ambulanti e che occupava luoghi ormai dismessi, come la piassa di formagg e piazza Roma, dove, mi par di ricordare, si andava a comprare le scarpe.

Singolare la spiegazione circa la flessione che se ne dava.

Secondo i commercianti, con la chiusura delle banche al sabato sia gli ambulanti, sia il commercio fisso avevano subito un notevole calo di introiti quantificabile nel 20-25 per cento, poiché, molte persone dei centri limitrofi venivano a Mondovì al sabato per andare in banca, chiudere i conti settimanali e, contemporaneamente, fare acquisti.

Nonostante le buone intenzioni del compianto Piero Rossetti, assessore al commercio, il trasferimento del mercato ai Ravanet non ebbe, in pratica, seguito.

Anche perché l’idea non piaceva granché ai vertici degli esercenti che, dalle cronache dell’epoca, tuonavano: “Mentre In tutte le altre città della provincia si fa il possibile per portare i mercati nei centri storici, contribuendo cosi a stimolare la gente verso acquisti anche nel negozi, qui a Mondovì si opera in senso opposto“.

Da lì, ai Ravanet, si fece un po’ di tutto. Parcheggio mercatale, pista per le autoscuole e rifiuteria, dove i ferraioli ti offrivano cinque mila lire sottobanco per qualche rottame.

Fu sede di spettacoli circensi e di carovane nomadi bersagliate dalle celebri “ordinanze Vaschetti”.

Senza dimenticare che fin dagli albori dei ’90, vi alberga il primo autolavaggio a gettone di Mondovì, tappa obbligata del sabato pomeriggio, in vista delle uscita serali.

Personalmente, ho un altro ricordo dei Ravanet. Calcistico.

Calcistico? Sì, avete letto bene.

Perché quando il campo di Carassone era innevato, l’allenamento si faceva nel gelo dei Ravanet: sull’asfalto.

Ma non era tanto la superficie orizzontale a spaventare. Lo spauracchio erano i gradoni. Gli stessi del Foggia di Zeman, con la differenza che noi li facevamo a latitudini alpine: col ghiaccio e al chiaro di vecchi lampioni arancioni a vapori di mercurio.

Sfondo bianco e tute blue che popolavano il piazzale d’inverno, un luogo altrimenti noto per le sgommate sulla neve e i freni a mano tirati da qualche ardito pilota di 127.

Leggo che oggi si pensa di fare anche una spiaggia ai Ravanet.

Suggestivo, ma fatico a immaginarvi i Caraibi. Per me resta un luogo del nulla, forse perché in 40 anni mai ha avuto una vocazione definita.

O forse perché io non l’ho mai considerato un angolo importante di Mondovì.

Evidentemente, questo non vuol dire niente. Un paesaggio non pensa, siamo noi a proiettare su di lui i sentimenti: che sia vanità o pigrizia o, più semplicemente, come nel caso di quest’ansa d’Ellero, serafica indifferenza.

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ancora nessun commento.