Equilibri

S
alire in montagna è più bello oggi di quando avevo vent’anni.Oggi salgo piano.
Un passo dopo l’altro cerco equilibri.
Quello della respirazione che ho imparato a gestire con la bocca.
Quello dello zaino, che negli anni ha ridotto foggia e portata.
Quello dell’avanzare calibrando l’appoggio di ogni passo, con gli occhi fissi alla punta dello scarpone.
Quello dello sguardo, che non deve incrociare l’abbaglio del sole, né il vuoto dello strapiombo.
Come è cambiato il mio incedere dopo tante estati in quota!
I luoghi sono più o meno gli stessi: incanti di Marittime, con le loro rocce cristalline, anche se quest’anno mi sono concesso la prima vetta dolomitica conquistata con Beppe.
Mentre salivamo sul Lagazuoi, abbiamo attraversato un paio di nevai.
Ben attrezzati e seguendo il tratto battuto, indicato dalla corda di sicurezza, ho sentito il gelo salirmi sulle gote e sferzarmi le tempie da cui grondava sudore.
Una brivido ghiacciato che mi ha subito fatto pensare ai contrasti e alla forza degli elementi.
L’arsura del sole, che in quota brucia la pelle più che a riva, il vento, che sferza quei sabbioni lunari e, appunto, il ghiaccio, che ancor vi dimora in luglio, protetto da pareti verticali e inaccessibili.
Lì, ma anche intorno a certi laghetti delle Marittime, ho visto distese di rocce che mi hanno suggerito come è stato – e come sarà – il mondo senza l’uomo.
In mezzo, due puntini che arrancano, fragili, verso la meta.
Perché?
Forse, solo per guardarmi intorno da un po’ più in alto.
Scoprire la piccolezza da lassù e maturare un po’ di equilibrio da riportare giù.
Nei bassifondi del quotidiano, dove ci illudiamo di poter investire la vita come si fa in banca, per lucrarvi gli interessi.
E invece no, Sunt rupes virtutis iter, e noi infiliamo un passo dopo altro, cercando inediti equilibri e godendo nell’avercela fatta ogni giorno che ci mettiamo alle spalle.







