Nel bosco

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U

n cigolìo sinistro ne annunciò l’ingresso nella vecchia stalla.

Arrugginiti i cardini, al contrario dei suoi ricordi che avevano contorni ben segnati.

Cercava, brancolando nel buio, oggetti del suo passato. Quelli di quando era bambino e andava ispezionando appena un raggio di luce fendeva l’oscurità.

Odore di umido. Pungente. Muri fatti di lose di fiume prese chissà dove. Ragnatele, compagne di giochi di mille pensieri. E di altrettanti sentimenti.

Scorse in un angolo due arnesi: un’ascia e, ben più grande, sulla sinistra, una pesante scure dal manico liscio di un bel castagno chiaro.

Ritrovò nell’ombra se stesso bambino, mentre percorreva sentieri con suo nonno, a far legna.

Carpini, betulle e faggi dalla fronde rigogliose e inermi, alti castagni e roveri robustissime. Ogni pianta da tagliare aveva il suo rito, fatto di gesti antichi e rispettosi.

Accarezzava il legno del manico coi polpastrelli, scorrendo con la mente quei luoghi quieti e ombrosi. Ogni tanto sentiva un nodo e immaginava grosse radici intrecciate in terra, segnate dai muschi e celate da fronde di gaggìe.

Là, dove tronchi mozzi grondavano di resina che ungeva le dita.

Là dove nonno molava l’acciaio prima di colpire preciso.

Là dove gli aveva svelato i misteri dei cunei: quelli che possono fan cadere verso monte alberi pendenti a valle.

Le chiome schioccano come fruste quando scendono e scrosciano come un torrente d’autunno. L’uomo scalfisce il legno del bosco e ne spezza il silenzio, mentre  biscioni e lucertole fuggono via spaventati.

E poi c’erano le galìture, finferli profumati scovati da nonno al culo di querce segrete.

In un angolo della stalla, scorse anche la malconcia sega, dipinta di un giallo ormai scrostato. Sfumature di ruggine che avevano ormai eroso tutti i denti.

Il tempo è troppo lento per chi aspetta e troppo veloce per chi ne ha bisogno. Così, quando ti volti a cercarlo, trovi immagini stinte. Ma, come impari ad averne cura, perché hai capito che non puoi viverlo di nuovo.

Si scrollò di dosso una ragnatela.

Un bagliore accese una fessura nella porta.
Bastò quello a liberarlo dalle secche di una dolce nostalgia.

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