Quando il Pretore assolse la Mostra dell’Artigianato
T
anti anni fa, quando ancora avevo penna, taccuino e qualche colonna da riempire sul giornale, mi fece chiamare Ambrogio Pappini.A Mondovì, e soprattutto a Mondovì Piazza, era un Personaggio che vestiva i panni di uomo dalle maniere semplici.
Ma valeva e sapeva molto e questo rendeva ancora più interessante la convocazione agli occhi del giovane cronista.
Non esistendo cellulari ed email, la chiamata mi raggiunse per vie traverse e casuali. “Pappini ti deve parlare, questo è il suo numero di casa”. Così si faceva. E io lo feci, con la deferenza che il “bocia” deve alle teste su cui si vedono capelli bianchi.
Il Partigiano maratoneta
Di famiglia bellunese, Ambrogio Pappini, aveva trascorso la vita a Mondovì, imparando un mestiere allora molto in voga dalle nostre parti: il ceramista.
Era stato aviere in Africa settentrionale, durante la guerra e aveva preso parte alla Resistenza nelle formazioni autonome della Val Casotto, guadagnandosi addirittura una Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Era anche Vigile del Fuoco, ma soprattutto campione italiano di maratona: alloro che gli consegnò popolarità ben al di là dei bastioni di Piazza.
Proprio al rione alto era legata quella chiamata: lui voleva raccontarmi la storia degli “Amici di Piazza“, sodalizio di cui era stato socio fondatore e, soprattutto, della Mostra dell’Artigianato, che di quegli “Amici”, fin dalla fine degli anni ’60, fu idea e fiore all’occhiello.
Per tutti questi bei motivi, risposi all’appello con la prontezza di chi si era congedato dalle armi da qualche mese. E così incontrai Pappini, che mi fece pure il caffè. Gli tenni compagnia quasi un pomeriggio.
Proprio oggi che ci si appresta ad inaugurare la Mostra edizione 53, mi è tornato in mente quella chiacchierata. Con lui, invero, ma anche con tanti altri “Amici” che sono legati a questa manifestazione e che ci hanno lasciato da tempo: Roberto Masante, Luigi Caldano e Gianni Ferrero, per citarne alcuni.
Tutto iniziò… tra i banchi di una scuola
E pensare che la manifestazione centrale dell’Estate monregalese era nata… in una scuola!
Fu proprio lì, tra i banchi di Piazza, che emise il primo vagito la Mostra.
E furono i pizzi e i merletti delle “tote” monregalesi, esposti in via delle Scuole e poi in Piazza d’Armi a farne battere il cuore.
La ceramica venne in tempi più o meno coevi, con i piatti del Gallo che ne erano leitmotiv, tanto che la Mostra, agli albori degli anni ’70 già primeggiavava in provincia, a colpi di migliaia di visitatori ad edizione, con l’omologa rassegna di Saluzzo.
Mezzo secolo di storia
Negli anni, la kermesse agostana ha cambiato più volte pelle, faticando talvolta a darsi un’identità al passo con i tempi.
Se ne è fatta una retrospettiva sull’artigianato, si sono ospitati artisti d’effetto, ma non sempre in linea con la tradizione locale.
Si sono aperte e richiuse botteghe di via Vico; si è provato in Cittadella orfana di Alpini e Finanzieri; si sono allestiti percorsi nel Belvedere…
Ricordo persino i ragazzini che mettevano su canovacci giochi e giornalini dismessi. Al di là del giudizio estetico, anche quello faceva Mostra in un certo senso.
Oggi i riflettori, più che sui contenuti, paiono orientati sulla forma. Green Pass sì o green pass no (prevale questa ultima interpretazione), barriere, percorsi e security. Segno dei tempi che cambiano e che a me, personalmente, piacciono sempre meno.
“Vostro Onore, questa Mostra va assolta!”
Preferivo piuttosto le cronache di quasi cinquant’anni fa, quando gli animi si infiammavano nella disfida tra i promotori e la coriacea direttrice della scuola, che aveva reiteratamente negato il consenso all’utilizzo dei locali per fare la mostra…
L’iniziativa, che ormai aveva ben più d’un lustro di vita, rischiò, per la prima volta, di non avere luogo, orfana di una sede.
Toccò allora ad Ignazio Aimo, assessore alle manifestazioni, bussare a Cuneo, niente meno che al Provveditore agli Studi confidando che questi facesse cambiare parere alla funzionaria.
Dal canto loro, gli Amici di Piazza interessarono, con una lettera di protesta, il Prefetto, il Presidente della Provincia e la Camera di Commercio.
Alla fine fu proprio il Provveditore a metterci una buona parola, invitando il Consiglio di Istituto a valutare ulteriormente la situazione, ma soprattutto ritenendo che la mostra di artigianato fosse “una iniziativa culturalmente più che valida”.
La querelle non finì lì. Anzi.
Terminò sul banco del Pretore di Mondovì, perché il Presidente degli Amici di Piazza, fu addirittura accusato di aver violato l’articolo 115 del T.U. della Legge di Pubblica Sicurezza e dell’articolo 665 de! Codice Penale. Motivo? Avere utilizzato — nel periodo della mostra — i locali delle scuole elementari di piazza d’Armi «perseguendone fini di lucro», ovvero facendo pagare un biglietto d’ingresso e consentendo agli espositori di vendere i loro prodotti.
Finì con un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste e fu così, con la firma del Pretore e il timbro del Cancelliere, che la Mostra uscì intonsa da via Vasco 2 per entrare nella storia della nostra città.







