La cultura prenda il volo

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onregalese, altipianese… si dirà?! Laureato in Lettere indirizzo artistico a Torino e Professore alle Superiori, cultore del fumetto che ama intersecare con la Letteratura, appassionato di storia e misteri di Mondovì ai quali ha dedicato anche un libro, Lorenzo Barberis collabora con L’Unione monregalese e ha un blog personale dal 2008: barberist.blogspot.com.

Nipote di sindaco, anzi di uno dei più longevi, amministrativamente parlando, della nostra città: Memo Martinetti. Ce n’è abbastanza per fare quattro chiacchiere, anzi dui ciance. partendo perché no da un po’ di gossip:

Professore, la Ferragni al Museo della Ceramica, sarebbe marketing inopportuno o marketing vincente?

Non sarebbe da escludere a priori. Per me è una provocazione, il marketing della indignazione, però, funziona. Da noi potrebbe non essere la Ferragni, ma un altro vip: all’Egizio, ad esempio, hanno fatto centro con Mahmood. Andrebbe studiato anche a Mondovì.

Un nome a bruciapelo?

Restiamo sull’esoterico, dico un Adam Kadmon, magari con la maschera di ceramica che svela i segreti della alchimia (ride).

Ferragni a parte, Mondovì oggi è città della cultura?

Ci sono segnali incoraggianti come Infinitum, ma è difficile, anche per l’affollamento di stimoli che il pubblico riceve.

Quindi…

Quindi non basta più fare cultura, ma occorre saperla comunicare.

A Mondovì cosa bucherebbe lo schermo?

Le mongolfiere potrebbero essere un evento trainante.

Chi fa cultura oggi a Mondovì?

Gli attori sono e sono stati tanti: dai piccoli ai grandi, penso al Museo della Ceramica, a quello della Stampa, ci sono tanti associazioni, ad esempio, Illustrada che aveva attivato un percorso di illustrazione di strada o ancora, gli eventi de La Meridiana. Qualche anno fa abbiamo avuto Mondovisioni, era una bella cosa per mille ragioni è sfumata.

Manca la volontà?

No, non manca. La sensazione, però, è che le iniziative, pur apprezzabili, manchino sempre di quello sprint finale che le faccia diventare grandi.

C’entra l’essere provinciali?

Io credo che la ragione risieda altrove: Mondovì è troppo piccola per avere i numeri della metropoli, ma grande a sufficienza per dividersi già in qualche consorteria, in qualche fazione.

Dunque in un Comune più piccolo sarebbe più facile fare cultura?

Difficile generalizzare. Se il Comune fosse piccolo, forse sarebbe più agevole fare squadra.

A Mondovì la cultura è elitaria?

In relazione a certi eventi può esserci stato un problema di comunicazione, in altri, e cito di nuovo Infinitum, si è invece cercato, credo anche con successo, di coinvolgere un pubblico più vasto.

Restiamo però sempre un po’ indietro rispetto ad altri, mi viene in mente Magnificat al Santuario.

Tutto è migliorabile, Magnificat ha un po’ la primogenitura rispetto ad Infinitum, ma penso anche che non siamo peggio di altri, patiamo forse un po’ i nostri numeri, ma sono dinamiche non facili da capire e quindi gestire.

Da anni lei gestisce un blog che si chiama Bàrberist, ce lo presenti.

In inglese un po’ arcaico, è il negozio del barbiere, su http://barberist.blogspot.com troverete contenuti sul fumetto popolare, sul “gusto esoterico” affrontato in chiave un po’ ironica e principalmente locale, infine c’è qualche prodotto del laboratorio di scrittura creativa che ebbi modo di seguire anni fa.

Lei come lo definirebbe uno che fa un blog da Mondovì…

Un grafomane… (ride) quando scrivi e nessuno te lo ha chiesto, c’è un fondo di narcisismo.

E come ci si cura questa malattia?

Forse il mio è un caso ancora più grave, quello del professore di lettere che, come da cliché, deve scrivere, scrivere…

Sì ma poi il problema è farsi leggere: qual è il segreto?

Il blog ha un vantaggio rispetto ad un periodico: l’articolo sta lì e se qualcuno cerca informazioni su quel certo tema, prima o poi salta fuori.

E il suo blog ne ha beneficiato?

Nella parte dedicata all’analisi del fumetto ha funzionato: fai recensioni di fumetti, ne contatti l’autore e lo coinvolgi, dopo di che i riscontri di pubblico, tramite anche il tam-tam promosso dall’autore, arrivano.

Nel 2005 lei hai scritto un libro dedicato ai misteri della nostra città (I misteri di Mondovi – Tipografia FGS, 62 p.), qual è il posto di Mondovì che fa più paura?

Direi il mistero della cappella di Santa Croce a Piazza, in cui è rappresenta la croce che decapita una personificazione della Sinagoga che cavalca un capro diabolico… un portato dell’antisemitismo di quel tempo, certo, ma reso in modo particolarmente inquietante, per me.

Quello che la affascina di più?

Non esattamente a Mondovì, San Fiorenzo a Bastia, ma tutto il gotico monregalese ha passaggi truculenti, iconografie misteriose, segreti da scoprire.

Che vi fossero i Templari al Borgheletto o altrove tra Breo e Carassone è solo suggestione?

Ci sono delle tracce dei Templari in Piemonte, quindi non si può escludere Mondovì.

Ma non certezze…

I Templari sono diventati famosi per un gioco esoterico alla Dan Brown, ma in realtà, come vi erano altre congregazioni, anche loro avevano chiese e presidi. Poi a Rennes-le-Château vivono di quello, ma questo è un altro discorso.

Mondovì potrebbe essere l’ambientazione di un fumetto e se sì di quale?

Un fumetto… Martin Mystere, ma anche di un libro giallo tipo quelli di Miss Marple di Agatha Christie.

Interessante, qualche idea?

C’è un delitto rituale e Martin si accorge che avviene secondo il disegno sugli affreschi medievali della cappella nei boschi. Miss Marple? Un delitto impossibile in una comunità così rispettabile, con tanti sospettati…

Convinca un profano come me a leggere un fumetto.

Il fumetto funziona per il lettore pigro, perché accompagna al testo la bellezza del disegno, creando una esperienza diversa, anche meno impegnativa, ma funziona pure per il divoratore di libri che trova illustrazioni suggestive a fianco della lettura: insomma è un prodotto che può soddisfare tutti i palati.

La carta stampata, ha ancora un futuro?

Il fumetto sta già cambiando pelle con il calo di vendite in edicola, si trasforma in graphic novel, romanzo a fumetti e sbarca nelle librerie.

E la scuola?

Andrà in parte verso il digitale, togliendo spazio all’elemento umano e “artigianale”, anche se non ho certo pregiudizi con la tecnologia.

Vantaggi della didattica a distanza?

Può avere vantaggi, certo non hai classi vivaci, ma toglie anche la vivacità positiva. Io direi di evitare gli estremi, come insegna anche Eco in “Apocalittici e Integrati”.

Mi dia un aggettivo per la nostra generazioni di studenti e uno per quello attuale.

Trent’anni fa c’era l’arte dell’arrangiarsi, l’astuzia di dire: “Ho studiato poco, ma improvviso”. La generazione di oggi è, sarò banale, ma dico: “connessa”, efficacissima con le nuove tecnologie, ma forse meno votata a quel tipo di pragmatismo.

Tornando ai suoi lavori: qualche hanno fa lei ha scritto belle pagine dal titolo “Ascoltando Mondovì”, oggi, se l’ascolti, Mondovì cosa ti dice?

Più che quello che dice oggi, nel periodo del lockdown mi ha colpito il silenzio in giro, che mi lasciava stranito.

Domanda must per Dui ciance: giù dalla torre chi o cosa getterebbe?

La storia dell’immobilismo monregalese e la sfiga che a volte sembra un po’ aleggiare sulla nostra città.

Se lei fosse sindaco, la prima cosa che farebbe.

Convocherei un tavolo sulla cultura a 360 gradi: è quasi una banalità che ho sempre sentito dire, ma mai vista fare sino in fondo.

Quella che farebbe Memo Martinetti…

Lui studiava tantissimo, si metterebbe a studiare era uno sgobbone, documenti su documenti, specie su argomenti che gli stavano a cuore, come la Fune.

Oggi non si farebbe più così?

No, no, non fraintendetemi, non era una critica ad alcuno: ricordavo solo quel suo modo di vivere l’amministrazione e la vita. In qualsiasi campo avrebbe quell’approccio: uno studio sistematico del problema.

Nella valigia, un disco?

Pink Floyd, The Wall.

Un fumetto.

“Una ballata del Mare Salato” del Corto Maltese di Hugo Pratt.

Un piatto.

Spaghetti alla carbonara.

La carbonara?

Eh lo so, sono eretico.

L’ultima cosa che l’ha fatta arrabbiare.

Problematiche scolastiche, diciamo così.

Irriferibili?

Certo.

Quella invece che l’ha entusiasmato.

Il concerto di Daniele Silvestri all’anfiteatro dell’anima, a Cervere

A settembre si torna a scuola e… finisca la frase lei.

…e bisognerà inventarsi un modo per ripartire, tra distanze, didattica, recuperi.

Saremo pronti?

Non sarà normale, ma sarei felice di essere smentito.

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