Storia di Frank che sognava il mare a Briaglia
T
rentaquattro anni, laurea in architettura, chioma fluente, anzi no, occhi azzurri e qualche tatuaggio di cui, però, è piuttosto geloso. Mai apparso su fotoromanzi (né, pare, ci abbia mai pensato), notato sì – e a più riprese – alle spalle di un bancone, meglio: appeso a uno spillatore, prima dai portici sottani di Mondovì Piazza, ora nella bucolica piazzetta di Briaglia city. Ama la macro-economia e le due ruote, anche se il sogno è mettere le ali.È lui il personaggio della intervista #2 di Piazzamaggiore: Frank, al secolo Marco Trentinella, oste un po’ filosofo della “Serra” che, dal grazioso borgo sulle colline del Landandè, è tornata ad allietare e rinfrescare le serate di molti monregalesi.
Una piccola nota di metodo. L’intervistatore dovrebbe sempre dare del Lei al suo intervistato: non voletemene, io non ci sono riuscito. Anzi, ci è pure scappata qualche contumelia, che ho riprodotto (quasi) fedelmente. In fondo, come diceva Einstein, se vuoi descrivere quello che è vero, lascia l’eleganza dal sarto.
Marco, quando ti hanno messo il costume di Frank?
Anni fa, quando lavoravo in un bar dove eravamo tre Marco: per distinguerci uno si chiamava “ciuffo”, l’altro…
Ehm, ciuffo non eri tu…
No, io ero diventato Franco, anzi Frank, non so bene perché.
Mai pensato di fare l’architetto?
Durante l’università sì, tant’è che poi ho fatto anche un corso per tecnico del restauro.
Hai mandato curricula in giro?
Certo, in tutta Italia.
Ma non ti si filavano?
No, anzi, sì, ovvero mi rispondevano pure, dicendomi: “Bravo! Però noi non possiamo prenderti perché qui stiamo fallendo…” (riso… amaro).
È così che sei finito dietro al bancone?
In realtà, ci ho sempre lavorato, ancor prima dell’università, dunque, come si dice, si è fatta di necessità virtù.
E il pilota di caccia?
R – M**chia… (occhi al cielo)
Volevi davvero fare il Top gun?
Vero, vero, ho fatto le selezioni in Aeronautica Militare, ma mi hanno scartato per la vista: ancora oggi ci penso.
Magari finivi allo spaccio, che ne sai…
Forse avrei dovuto insistere, la vita, però, è tutto un divenire.
E meno male, almeno ci riempie le giornate…
Ci riempie le giornate, ma non le tasche, questo è il problema! (ride)
Secco: meglio Briaglia o Piazza Maggiore?
Piazza Maggiore è nel cuore, Briaglia è una bella scommessa.
Secco: meglio bruna o bionda?
#@!]@ (censored)
Cosa hai capito? Io intendevo la birra…
Bevo solo bionda e a bassa gradazione alcolica.
A Briaglia la “Serra” gode di un paesaggio invidiabile, ma se potessi aggiungere un dettaglio…
Il mare.
Il mare?
Sì sì, la spiaggia lì davanti con la sabbia, oltre ovviamente alla vista sulla pianura e sulle montagne.
Il cliente più strano che ti sia capitato nella intera carriera…
Tanti anni fa, un Siciliano che voleva accoltellarmi perché dovevo chiudere.
Come è finita?
Bene: l’ho chiuso dentro.
Scherzi?
Scherzo, scherzo: per fortuna, i suoi parenti lo riportarono a casa.
Il più simpatico?
Tu.
Paraculo…
Allora dico Pietro, un misantropo solo apparente, dalla profondissima umanità.
Hai mai spaccato una “botilia” in testa a un cliente?
No, no non si fa: però c’era un tizio, una volta, che mi gettava ripetutamente il ghiaccio del rhum sul bancone, io volevo farglielo notare, ma dalla regia mi arrivò notizia che era appena uscito di galera per un accoltellamento.
Quindi…
Quindi sopportai il ghiaccio e, probabilmente, salvai la pelle.
Un bravo oste rende un postaccio bellissimo, uno cattivo fa del locale perfetto un posto dove non andare, d’accordo?
D’accordo, però oggi non è facile trovare osti, specie nelle grandi città dove i bar tendono a presentarsi belli, ma impersonali.
Se fossi il sindaco di Mondovì, la prima cosa che faresti?
Un po’ di pulizia.
In che senso?
Un po’ in tutti.
Allora dimmi una cosa che ti fa arrabbiare a ‘sto mondo.
Il degrado in genere, ma soprattutto le balle che ci raccontano quotidianamente.
L’ultima?
La monetizzazione del debito che, oggi, farebbe crescere l’inflazione. Non ci credo: in America la Fed lo ha fatto e l’inflazione non è cresciuta.
La donna uruguagia, verità o fake news messa in giro a Piazza?
Verità, verità…
Compresa la tua fuga in moto a Malpensa, per l’ultimo saluto?
Esatto, non è una leggenda metropolitana… ho lasciato custode del bar Boba per salutare quella cliente che veniva da lontano alla ricerca dei suoi avi monregalesi. (ride)
Chi è per te un personaggio?
Non Frank.
In generale…
Un personaggio? Quello che ha un’aura tutta sua in grado di dare un tocco alle cose che dice o che fa.
Quello della storia a cui vorresti stringere la mano.
Carlo Magno e Giulio Cesare.
Guardi la tv?
No, o meglio, solo roba che non mi impegni.
Tipo?
Quei film anni’80 dove si spara e si mena, che so: Die Hard, Arma Letale, Rambo…
Dalla torre, ovviamente di Piazza, Frank butta giù?
Le apparenze.
Allora stiamo alla sostanza: come fa un esercente a venir fuori da questi mesi inguaiati?
Non esiste la ricetta o almeno io non ce l’ho. Di una cosa, però, sono convinto: non dobbiamo smettere di crederci e di metterci in discussione.
E se Conte apparisse a Briaglia, cosa gli direbbe Frank?
Rimandato! Ma di brutto… (ride) di quelle estati dove devi sgobbare tanto per passare a settembre.
La moto è…
Un bel pezzo della mia vita.
I social sono…
Per certi versi una perdita di tempo, per altri uno strumento di comunicazione, anche se li sto usando sempre meno.
Perché?
Sono inflazionati, c’è troppa roba e tanta robaccia, alla fine uno si perde e rischia di non discernere più il buono dal cattivo.
Una massima che avevi scritto sui muri di Piazza e ti sei portato dietro…
Sono due: “Gnanca nasse” (Nemmeno nascere… ndr) di Pietro o “La morte la sconti solo vivendo” di Ungaretti.
Non andrà tutto bene, Frank?
C’è un fondo di pessimismo, forse sì, però è quel pessimismo che ti porta a rimboccarti le maniche e, se del caso, a fare qualche passo indietro: si può vivere bene comunque.
Ecco, il paese dove vivresti.
Ibiza.
Con chi, te lo posso chiedere?
Certo! Con un sacco di animali: cani, gatti, galline…
Serpenti?
No, no.
Un disco da mettere in valigia.
(Pausa… pausa…) Qualcosa dei Metallica…
Il “Black album”?
Nah… più “Master of Puppets”, anzi: “And Justice for all”.
Una bottiglia di vino?
Un dolcetto delle nostre parti.
Un dolcetto? Guarda che puoi anche spendere un cicinin di più…
No, io sono così: un dolcetto easy, magari bevuto un po’ fresco…
La cosa più buona che fa Imma (mamma di Frank ndr)…
Faceva un guazzetto di seppie con pomodorini… chissà se è ancora capace?!
È vero che ti sposi?
Ma va’ (occhi sgranati), mi vedi a fare dei bambini (ride)!?
Non ne saresti capace?
Non è nei piani e poi non potrei mantenerli (ride) …
Il più bel complimento che hai ricevuto.
Non so, ma prima di riaprire, ho pubblicato “Il manifesto di Frank” (una specie di dichiarazione di intenti che pubblicizzava le modalità di accesso al locale e le offerte, ndr) e un cliente, che penso abbia inclinazioni politiche non proprio di sinistra, mi ha detto: “Solo tu potevi farmi leggere il Manifesto!”
Come ti vedi tra qualche anno?
Spero in salute, magari su una spiaggia e, sogno nel cassetto: col brevetto di volo.
Come sarà Mondovì dalle nuvole?
Uguale ad ora, spero più conscia del suo patrimonio culturale e un po’ meno sonnacchiosa.
E Marco, una volta riposto nel cassetto il costume di Frank?
Spero meno inquieto, ma so già che non accadrà.
Perché non dovrebbe?
La stabilità non mi appartiene.
Allora rewind: torna indietro, rifaresti tutto da capo?
No, ma qualcosa sì.
Tipo?
Forse, non perdere troppo tempo: ognuno di noi ne ha perso nella vita e finisce col passare i giorni nella speranza di ritrovarlo.









