Elogio dei 30 all’ora

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R

acconto scritto nella sala d’aspetto del dottore. Fauna umana variegata, età media di riguardo, cortesia distaccata alla piemontese e lancette dell’orologio lente come le sbarre dei passaggi a livello.

I passaggi a livello, ve li ricordate? Quelli con le eliche che sembravano girandole e i rintocchi a segnare il pericolo in arrivo. Ora ne trovi ben pochi: eh sì, erano pericolosi e li hanno tolti.

Colpa non loro, s’intende: eravamo noi troppo distratti o magari così impudenti e imprudenti, da sfidarli all’ultimo metro di discesa. Sta di fatto che la specie è in via di estinzione e come tutte le cose curiose della mia infanzia che c’erano e non ci sono più, a me, continuano a piacere.

Di recente, ad esempio, ho fatto un viaggio in treno con Beppe ai 30 all’ora.

No, no i disservizi delle ferrovie stavolta non c’entrano, non pensate male: anzi, questo era un servizio richiesto e profumatamente pagato.

C’era una locomotiva vecchia di mezzo secolo che trangugiava tre litri di nafta al kilometro e carrozze con panche di legno un tempo usate da terza classe.

Sotto i nostri sederi, sferragliavano traversine di legno, scambi danzanti e infine rotaie così incurvate da sfidare l’abbrivio della valle.

In terza classe, ai trent’allora trovi subito il ritmo: quello che ti culla, che ti scrolla, che ti fa assopire per destarti all’improvviso.
Il ritmo del treno e il ritmo del fiume, che ci accompagna. Impetuoso contro le rocce e come i cavalli della locomotiva, tortuoso nelle anse come la nostra linea, placido come il treno nel lungo rettilineo.

Fiume e binari si rincorrono, si sorpassano, si intrecciano. E noi siamo spettatori muti. Anche perché è impossibile parlarsi tra il picchiettar del legno e lo stridio di ferro.

La terza classe è fatta per la comunicazione di sguardi. Chissà quanti amori ha fatto nascere la terza classe…

Tra Beppe e me sono cenni di intesa, per lo più di meraviglia, di fronte alla mattina che risuscita la val Tanaro dal suo torpore di nebbia.

Raggi di sole tra le torri saracene, sfide perse con le auto della Statale: troppo veloci per noi, perfino col limite dei centri abitati.

Tunnel stretti e neri dove l’odore del diesel si mischia con l’umidità. Risalire la valle ai trenta all’ora ti svela un mondo segreto. Le donne ai balconi che aspettano il treno, per esempio. Ho agganciato i loro sguardi. Meraviglia e stupore come in quei film western dove gli Indiani dovevano sfidare il cavallo d’acciaio.

Malinconia, perché la linea del lavoro, delle scuole, dei villeggianti, ora è solo più una attrattiva turistica. Apre ogni tanto, per i viaggiatori da diporto come noi.

Quanto è bello spostarsi ai trenta all’ora in un mondo che va a mille. Guardare le gaggie lungo i binari, i panni stesi al sole e le cascine con i balot ortigonali sui fienili. All’alta velocità oggi abbiamo preferito l’altra velocità: quella che ti fa passare davanti le cose permettendo loro di darti del tu.