Logistica metafisica

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C

on gli anni, ho imparato ad essere un pelo più diffidente, specie quando si parla di opere pubbliche.

Ultimamente ho spesso riflettuto sull’utilità di una Piattaforma Logistica nelle campagne di Mondovì.

In genere, non mi esalto di fronte a chi propone lotta ad oltranza contro questa o contro quel progetto, suggerendo aprioristici “no” come l’unica via di salvezza.

Suvvia, proviamo ad essere intellettualmente onesti con noi stessi: non ci piace che facciano una colata di cemento affollata di tir proprio lì, davanti al nostro cortile? E ne abbiamo ben d’onde!

Ma se la facessero qualche kilometro più in là, ci stracceremmo ugualmente le vesti? E se invece di indennizzi da espropri si parlasse di corrispettivi appetitosi? Forse non cambierebbe nulla o forse sì.

Gli Inglesi usano l’efficace espressione N.i.m.b.y.Not in my back yard“: più o meno, non nel mio cortile.

E qualche bonaria riserva l’avrei pure se chi lavora con gli autotreni provasse a convincermi della bontà di una iniziativa simile, la quale proprio di camion si nutre…

Tutto questo per dire che, quale che sia il pulpito di provenienza,  ricercherei sempre un’ulteriore garanzia, prima di annoverare il progetto nel filone del “bene comune” di hegeliana memoria.

Ecco, allora, che mi sforzo di tenere una posizione equidistante tra gli opposti estremi: favorevoli e contrari alla opera. Pur comprendendo, in astratto, le posizioni di entrambi.

In fondo, diceva Eraclito, gli opposti lottano tra loro perché non possono stare l’uno senza l’altro: vivono, infatti, uno in virtù dell’altro.

E mentre Mondovì si divide tra i “no” e i “sì”, in mezzo sta la politica che, forse, si morde le mani per aver speso un po’ troppo inchiostro sul punto, quando, anni fa, scriveva i programmi elettorali.

Qualche giorno fa, leggendo alcuni dati sul giornale, sono tornato con curiosità sull’argomento.

Piccola premessa: del progetto si parla da decenni.

Ricordo bene gli incontri, di cui davo conto sulle colonne del giornale cittadino, tra l’allora sindaco Aldo Rabbia e il presidente dell’Autorità Portuale Savonese. Sembrava, agli albori del Nuovo Millennio, sembrava che il futuro di Mondovì fosse proprio quello.

Oggi, però, le cose sono un po’ cambiate. Scrive infatti la stampa che Amazon – secondo alcuni il Moloch a cui stiamo sacrificando il commercio tradizionale – non dipenda, in pratica, dai porti italiani.

La stessa stampa fa però uscire ciclicamente notizie sul colosso statunitense interessato a hub cuneesi, ad esempio dalle parti dei Ronchi, alle quali la mia reazione istintiva è pari-pari a quella di San Tommaso.

Tanto più, se penso che in Europa, il rapporto tra i porti mediterranei, tra cui Genova e Savona e del Nord (Anversa, Amburgo, Rotterdam, Le Havre) è 70 a 30 in favore di questi ultimi. Non a caso, il Centro Interportuale Merci di Novara, ovvero il principale polo logostico-intermodale del Nordo Ovest, ha più collegamenti ferroviari con il Nord Europa che con i vicini porti di Liguria.

Non dimentichiamo poi che, dietro alla movimentazione globale delle merci, c’è la Cina che, sappiamo dal calcio, sa rivedere con una certa disinvoltura piani, progetti e investimenti (di Stato).

Proviamo allora a tirare una riga e mettere un punto nel ragionamento: in tutto questo, che senso ha Mondovì?

E qui torno alla diffidenza, anzi alla disillusione.

Ho scritto per anni di un Piano Regolatore da 30 mila residenti, di centinaia e centinaia di occupati nei negozi dello shopping, di caselli autostradali multipista per accogliere fiumi di persone.

Senza scomodare l’eterogenesi dei fini, dobbiamo ammettere che la realtà è stata ben altra.

Temendo un rapporto costi/benefici sbilanciato sui primi, c’è chi suggersice una Piattaforma meno impattante e, soprattutto, altrove. Magari, in area industriale.

Sembra una virata di buon senso, soprattutto se si guarda al potenziale  che un investimento del genere ha in sé.

Da parte mia, fatico davvero a sposare una tesi in luogo dell’altra.

Non mi resta quindi che invocare l’epokè: una «sospensione del giudizio» mediante la quale mi astengo dall’affermare o dal negare, perché, per me, la Piattaforma Logistica di Mondovì resta argomento inattingibile.

Confido però che gli amministratori facciano tesoro di cosa il passato ci ha insegnato.

Nessuno ha la sfera di cristallo, ma perseverare nell’errore è pur sempre diabolico e tornare indietro, electa una via, mai come in questo caso, difficile.

 

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