Una scuola o una polveriera a Piazza?
… io non chiedo molto a chi amministrerà Mondovì. Vorrei che mi scrollasse di dosso un po’ di rassegnazione. Mi accontenterei di qualche segno concreto, di qualche “Non si può fare” in meno.
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icordo che qualche anno fa, quando ancora seguivo da cronista le campagne elettorali per le amministrative di Mondovì, il sindaco uscente (poi riconfermato) venne fatto bersaglio di forti critiche per aver scelto di costruire una scuola nuova a Piazza. Stop al cemento, si diceva, recuperiamo l’esistente.Passa il tempo e taluni che osteggiavano quella iniziativa edificatoria oggi benedicono la costruzione di una nuova scuola a pochi metri da quella vituperata.
Ora la cosa non mi sorprende.
Uno, perché le dinamiche della politica locale son fatte di queste cose, due perché, fortunatamente, vige sempre quel vecchio adagio secondo cui solo gli stolti e i morti non cambiano mai idea.
Prendete me. In allora, a fronte delle critiche al Polo Scolastico, storcevo la bocca e mi chiedevo: “Come si fa a dire no ad una scuola?”.
Oggi, invece, sono molto meno manicheo. E un po’ più prudente.
Sarà la barba ingrigita, ma qualche dubbio, sulle mie considerazioni di allora, mi è venuto.
La nuova palestra chiama la nuova scuola
Mi spiego. Le cronache locali danno la notizia secondo cui si intenderebbe realizzare un nuovo edificio scolastico su un bel prato vedere alle porte di Santa Croce, non lontano dal campo da pallone dei Maristi: rione Piazza.
Nello stesso luogo dove sta sorgendo un capannone-palestra dalla intuibile utilità, ma dall’altrettanto tangibile impatto visivo.
La domanda del giorno è: “Giusto farci una scuola superiore di fianco?”.
Io, qualche dubbio, ce l’ho. Così come, per la verità, fatico a comprendere l’utilità di una palestra sul versante opposto della collina, rispetto a quello occupato dalle scuole.
Fermi, fermi, lasciatemi spiegare. Ed evitiamo, per cortesia, i luoghi comuni del tipo: “Quando si fa qualcosa c’è sempre qualcuno che critica” o “Criticate, ma avete un’alternativa?”.
Aristotele, Platone e le commedie di Aristofane formulavano valutazioni estetiche o facevano contro-proposte?
Si può fare critica a prescindere dalla formulazione di un’alternativa? Eccome!
In fondo la critica altro non è che la facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività.
Se mai, sarà il saggio a dimostrarsi in grado di costruire nuove strade con le pietre che i critici gli tirano.
Io non tiro pietre, mi limito ad osservare… e pungolare.
Pensare è facile, agire difficile
Per carità, pensare è facile, agire è più difficile e l’ottimo è nemico del buono, però, mi chiedo se la scuola-palestra della Polveriera sia davvero risolutiva.
In parte sicuramente sì, perché i nostri ragazzi avranno spazi nuovi e migliori di quelli dei loro padri, ma i due nuovi edifici, se tamponeranno un’emergenza, non saranno cruciali, decisivi, sull’altro fronte.
Il vero problema di Mondovì – qualche anno fa avrei scritto solo di Piazza, ma il Lungh’Ellero e financo l’Altipiano vivono o vivranno simili sorti – e la riqualificazione urbana della quale il recupero dei contenitori abbandonati da decenni è una parte, probabilmente quella preponderante.
Dalla Cittadella all’ex Ospedale, tanti nodi insoluti
Sull’ospedale di Santa Croce, sul Michelotti, sulla Cittadella non voglio ripetermi. Nella mia breve esperienza amministrativa ho sentito ripetere spesso che “Non si può fare” che “Costa troppo” e altri mantra negazionisti del genere.
La burocrazia, con i suoi zelanti esecutori, ci mette del suo. La politica, tra disapprovazioni e rivendicazioni, assiste passiva e demotivata.
L’esito è sempre uno: passano gli anni, cambiano le amministrazioni, ma l’ospedale di Piazza, chiuso nel 2007, lo si lascia lì, pronto a crollare.
Non so voi, ma io riesco ancora ad arrabbiarmi. Anzi, a dispiacermi per quel che si poteva fare e non si è fatto.
Ora, poi, il “Troppo tardi”, il “Costa troppo”, i preventivi, i veti degli enti sovraordinati sono agevoli rifugi per lasciare che tutto vada a ramengo.
Rabbia per aver perso un’occasione, per non aver saputo gestire il battesimo del nuovo nosocomio con un recupero in tempo zero dei locali. Allora, non oggi, che tutto è più difficile!
E della Cittadella, vogliamo dire?
Lo Stato, da un lato vieta al Comune di intervenirvi, dall’altro riconosce il sito di interesse storico-artistico, ma senza agire. Così, tutto è abbandonato a se stesso, senza che vi sia più sussulto alcuno.
E del Tribunale? Sarà quello la prossima vittima di queste vicende kafkiane?
Non possiamo rinunciare
Ecco, io non chiedo molto a chi amministrerà Mondovì. Vorrei che mi scrollasse di dosso un po’ di rassegnazione. Mi accontenterei di qualche segno concreto, di qualche “Non si può fare” in meno.
Tra qualche mese si voterà e la sfida sarà proprio questa: dare a Mondovì quella programmazione e quella lungimiranza della quale, forse, in certi frangenti, si poteva esser più prodighi.
Tornando alla nuova scuola, sarò ben lieto di salutarla, ovvio, come lo sono stato per le Orfane, luogo meraviglioso restituito alla Comunità o come la Piscina, altro “fiore all’occhiello” della amministrazione in scadenza.
Non vorrei, però, si traducesse in uno spot elettorale o, peggio, in un’alibi, per celebrare quello che si è fatto, ramazzando sotto lo zerbino la polvere di quello che non si è potuto o saputo fare.
Conosco un po’ la dialettica politica, specie quella locale e già immagino quali corde potrà andare a toccare.
E allora, occhio che la nuova scuola non si trasformi in una polveriera… e non soltanto perché sorge in quella contrada che si chiama così.









