Vuoti a perdere
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o smesso di seguire la politica cittadina qualche anno fa, dopo averne fatto indigestione, evidentemente, per troppo tempo.Mondovì ha da sempre gli stessi abitanti e da sempre gli stessi problemi.
La questione delle scuole, ad esempio, è da lustri irrisolta. Meglio, campa, ma sul filo del rasoio: basta nulla per cascare. Sulla Gazzetta, nelle notte dei tempi, abbiamo riempito colonne e colonne di proposte, critiche, visioni fantasmagoriche. Ricordo ad esempio maniche di fabbricati a L poi a E nel progetto Passionisti, traslochi in Cittadella, padiglioni dell’ex Ospedale riconvertibili, permute in via delle Scuole, Polo Scolastico (unico verbo fattosi poi mattoni).
Che oggi, dinnanzi a un’emergenza, grave, il castello si mostri in tutta la sua enorme fragilità non mi stupisce. Mi sbaglierò, ma leggendo certe notizie, ho la sensazione che da noi si sia più in difficoltà che altrove. Da un lato, vorrei credere ai sogni, ovvero che una lettera alla Ministra dia alle famiglie monregalesi le risposte che attendono, dall’altro, mi persuado che ogni minuto lasciato sia perso a fronte della scadenza di settembre, quando la campanella dovrebbe tornare a suonare e noi genitori avere un’idea, più o meno empirica, di come organizzare il ménage familiare.
Ma come, poi, in tutti questi anni ci hanno detto che siamo la città dei contenitori vuoti e oggi scopriamo che mancano gli spazi? Qualcosa non torna. Mi viene in mente una frase pronunciata tanti anni fa da un nostro sindaco. Al suo insediamento, questi esordì con un eloquente: “Monregaleis, domse n’andi“. Ecco, spero che l’eco di quell’invito risuoni ancora forte nelle stanze dei bottoni: (ri)dateci la scuola, ovunque essa sia, non solo perché un investimento del genere pagherà sempre il massimo di interessi alla collettività, ma soprattutto perché i celebri vuoti monregalesi non siano solo più a perdere.








