Tutti in auto a scuola

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…Ogni buon monregalese ha vissuto le sue Termopili carassonesi, là dove, nelle ore mattutine, guadagnarsi la precedenza è un allinearsi d’astri…

 

S

trana città Mondovì: deserto dei Tartari per il 70% delle 24h, congestionata come la circonvallazione di Bogotà, alle 7,40 di mattina, quando si entra a scuola.

Ho riflettuto un po’ su questa cosa, dopo essere stato imbottigliato, per l’ennesima volta, nella strettoia di via Vallata a Carassone, quella strozzatura che un po’ tutti i sindaci volevano elimiare per agevolare il traffico e mai nessuno è riuscito a farlo.

Ogni monregalese ha vissuto le sue Termopili carassonesi, là nella strettoia dove, nelle ore mattutine, guadagnarsi la precedenza è un allinearsi d’astri.

Servono cortesia altrui, premura di chi ti precede, sgasata lesta di chi sale, ampi cenni da corteo calcistico e lampeggianti tipo scorta di Polizia per trovare un buco in cui accodarsi.

Non solo, un paio di giorni prima, un parìn con utilitaria e poca dimistichezza con la mano da tenere, aveva tentato di farmi conoscere da vicino i frutteti del Beccone.

Non c’era riuscito solo grazie ad una  provvidenziale inchiodata con tanto di improperi in vernacolo affinché li capisse bene.

Un nodo irrisolto da molti anni

Ma veniamo al dunque: quello delle scuole – e del traffico connesso – resta un nodo irrisolto da decenni, in città.

Il problema è che abbiamo istituti storici, collocalti, da ormai un secolo, nel rione alto: quello, per intenderci dove c’erano i collegi che ospitavano studenti dalla Liguria e dalla Langa.

Ormai, però, sono decenni che al loro posto si usano pletore di bus granturismo, i quali, inevitabilmente, scoprono il nervo del traffico.

A ciò si aggiunga che Mondovì ha una rete viaria sostanzialmente identica a quella degli anni ’70 e, per Piazza, ancora più risalente.

Basti guardare al “voltone” medievale della Porta di Carassone o al nosocomio settecentesco che nessuno usa e nessuno può toccare, a voler tacere di Piazza IV Novembre, che – con dosso e incrocio – è tutto tranne che d’agevole percorribilità.

Ah… una parola sulla immissione tra via Tortora e la strada del Santuario dove si formano fiumi di veicoli?

Mancano posti auto, manca strade di dimensioni adeguate, manca un piano b efficace in caso di neve, che non sia lo “stiamocene a casa”…

Caspita, quanto ci sarebbe da lavorare!

Il rovescio della medaglia

Poi, però, c’è il rovescio della medaglia. Il fatto che il rione alto di Mondovì vive ormai, soprattutto, di scuole.

Negli anni se ne sono andati le carceri, i Finanzieri, l’ospedale e il tribunale: cosa vogliamo ancora togliere alla bistrattata collina?

Il turismo, poi, è all’anno zero post covid e la Funicolare, bella, bellissima, non risolve certo il nodo trasporto-studenti.

C’è però una cosa da dire.

Il sabato, lo spartito cambia un poco. Motivo? Pare che la scuola alberghiera – una di quelle in maggior ascesa per numero di iscritti – non faccia lezione.

Ho messo insieme le due cose e mi sono domandato come mai non si sia mai pensato ad una ricollocazione parziale – e dico par-zia-le – delle scuole di Piazza.

Perché i progetti che vedevano Passionisti e Altipiano interessati non hanno avuto fortuna alcuna?

Soprattutto, è ancora logica una concentrazione di istituti nella stessa area o sarebbe più opportuna una dislocazione in vari punti della città, così da decongestionare e ridistribuire il traffico, senza indirizzarlo tutto su un’unica arteria?

E ditemi: cosa capiterà ora con il geniale semaforo-antismog voluto da Europa e Regioni?

La politica e le scelte di coraggio e concretezza

Ecco, a me piacerebbe una politica che prendesse posizione su queste questioni scomode.

Temi che interessano tutti i monregalesi: chi porta il figlio a scuola, chi lo porterà e chi ha la “coda” sotto il balcone di casa tutte le mattine.

Capisco che siano “patate bollenti”, perché portano pochi voti, anzi, in genere toccare viabilità e scuole possono farne perdere.

A dire il vero, non mi aspetto sussulti dalle prossime elezioni amministrative.

Nutro però ancora l’ambizione di vedere il coraggio prevalere sulla strategia politica, la concretezza sul calcolo e l’interesse di bottega: quella che Calvino battezzava “solidità prosaica”.

Ecco, a proposito di elezioni, vorrei candidati concreti, che mettano al bando le belle parole (soprattutto, le virgole corrette e l’odioso burocratese) e provino a fare qualcosa di tangibile e utile alla collettività.

Perché, in fondo, il concreto altro non è che l’uomo nel mondo, anzi in questo caso, vorrei proprio fosse l’uomo (o la donna, perché no!?) nel Mondo…vì.

 

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