Il Forte e il Capitano
La rocca di Bard è uno di quei posti che vedi sempre da lontano e ti chiedi, subito, come si faccia a visitare…
P
roprio nei giorni in cui ci lasciava il Professor Carlo Bongioanni, per noi studenti “Il Bongio”, un’icona del Liceo Classico di Mondovì, ho ritrovato la mia e la nostra scuola tra le spesse mura del Forte di Bard.La rocca di Bard è uno di quei posti che vedi sempre da lontano e ti chiedi, subito, come si faccia a visitare.
Almeno così capita a me, quando imbocco la Torino-Aosta e, alla prima piega montuosa – là dove la roccia si fa incombente – ne scorgo la sagoma massiccia che mi sorveglia.
Trovo che Bard abbia qualcosa in comune con la Sacra di San Michele, altro luogo iconico, che sfiori con lo sguardo finché il telone di un Tir non te lo nasconde, ma ti lascia fissa in mente l’idea di salir fin lassù e di farlo, se possibile, in silenzio e contemplazione.
Bard come La Sacra è una piazzaforte che presidia l’accesso da e per la Gallia Cisalpina.
Pare che il sito fosse uno sbarramento fin dai temi di Teodorico e non vi nascondo di aver pensato, prima di addormentarmi, agli Ostrogoti su quelle cime e di averne diluito l’immagine solo nel caffè bollente delle otto.
Tempo, roccia, luce e vento si mischiano alla storia dei muri spessi, dei ripidi scalini, delle feritoie.
C’è Napoleone, che lo fece radere al suolo e i Savoia che lo ricostruirono. Ci sono le notti insonni delle guardie alla polveriera – le riservette furono vegliate dall’Esercito Italiano fino al 1975 – ed infine la rinascita, fatta di ascensori verticali, plexiglass, riflettori e mostre d’avanguardia.
E’ proprio in una di queste ho trovato un pezzo di Mondovì. E di Ceva, visto che ai piedi di quell’altro forte, quello cebano era nato – nel 1911 – il Capitano Giuseppe Lamberti.
Lamberti era uno dei tanti figli del Liceo Ginnasio “Beccaria” di Mondovì che si era fatto onore, con le stelle da ufficiale degli Alpini, che lo aveva consegnato alla Val d’Aosta.
Le gesta sportive di sciatore, la medaglia d’argento in terra di Russia, ma soprattutto il coraggio nel denunciare, al rientro in Patria, la sciagurata conduzione di quella campagna (che gli costò un processo militare con anacronistiche accuse e la fine della carriera) gli consegnarono la stima di tanti ed un tabellone intero (a fianco, tra gli altri, a Mario Rigoni Stern) nella suggestiva temporanea che il Forte dedica a “La memoria dell’Aosta. Il Sacrario del 4° Reggimento Alpini”.
Visitabile fino al 31 marzo 2022, vi troverete i diari storici del reparto, lettere e fotografie dal fronte, uniformi d’epoca ed effetti personali appartenuti a coloro che ne fecero la storia.
Da Ceva – che lo celebra oggi anche nella toponomastica – e a Mondovì, Lamberti elesse la Vallée a seconda patria: una vita a tu per tu con la montagna, da amministratore del Comune aostano di La Magdeleine e come ideatore della figura professionale di “Direttore di Stazione Invernale”, incarico che ricoprì a Cervinia (e Sestriere).
Un cebano, divenuto monregalese per studi, emigrato in Valle d’Aosta e io che, per un attimo, ho pensato che i due forti – di Bard e Ceva – potessero incontrarsi. Uno all’inizio delle Alpi Marittime, l’altro nel cuore delle Graie.
In fondo Lamberti è stato uno dei tanti ad aver dimostrato che le Alpi sono un fil-rouge per unire più che barriere per dividere.
Come illustra nel Forte la mostra permanente dedicata proprio alle frontiere alpine, il territorio delle nostre montagne valica cippi e retorica voluti dall’uomo.
Da Cadibona alle Giulie, Alpi è sinonimo di civiltà di qua e di là delle vette, dove si parlano Italiano, Francese, Tedesco, Sloveno… dove si mangia lo stesso burro e si cura la stessa vite, contendendola alla roccia.
Barriere fisiche che sono fatte per essere superate ed è così che, dopo aver conquistato una fortezza come Bard, ti ritrovi con le sbarre del cuore un po’ piegate e le nuvole un po’ più vicine.
Da lassù ti mostrano che intorno non hai confini.

















