Un calcio al campanile
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o letto con interesse, ma non stupore, la notizia che le società di calcio di Mondovì-Vicoforte e quella di Villanova sarebbero sull’orlo di un nuovo “fidanzamento”, almeno per quanto riguarda il settore giovanile.Ho ancora ben vivo negli occhi il titolo di Provincia Granda che gli amici Geppo Giaccone e Fede Matta “spararono” nel 2002: D I V O R Z I O, per sancire la fine del sodalizio calcistico tra la città e le sue valli e la (ri)nascita della Virtus Mondovì Carassonese. Devo però dire che, da appassionato e da ex tesserato monregalese, il ritorno di fiamma non mi stupisce, anzi, mi fa piacere.
Vi sembrerà strano, ma, dalle nostre parti, è difficile trovare ragazzi che, giunti all’adolescenza, vogliano ancora giocare a pallone. I motivi sono tanti, non ultimo che la pratica di uno sport comporta impegni pressanti e risorse, anche economiche. Provo a fare un po’ di storia, condendola con qualche esperienza personale. Trenta, quaranta anni fa, i prati intorno a Mondovì erano popolati di gagnu che, con quattro stracci, ricavavano porte kilometriche da centrare con sfere che di sferico avevano sempre poco. Progressivamente, quei prati sono diventati case o supermercati e gli oratori, altro posto dove si giocava secco, hanno cambiato pelle: così, per calciare un pallone, oggi si bussa alle porte delle società e lo si fa sempre sempre più precocemente.
Già a 5-6 anni fioccano le iscrizioni: tutti vogliono calzare gli scarpini, facili da trovare anche taglia 28. Chi lo fa per provare, chi per l’amico, chi per sollevare mamma un paio d’ore. Nascono così vivai affollati di baby calciatori, per i quali è persino difficile trovare accompagnatori ed educatori adeguati o campi e strutture idonee. Di stagione in stagione, si arriva infine all’agonistica, dove la prospettiva cambia radicalmente. Perché i ranghi vanno progressivamente sfoltendosi: chi si converte ad altri sport, chi cede alle esigenze scolastiche o familiari, chi si disinnamora, chi si trasferisce, chi, semplicemente, si accorge di non tenere più il passo dei compagni. L’effetto è quello di un progressivo assottigliarsi delle rose e, di conseguenza, la perdita delle leve. Per questo, le società si trovano talvolta a iscrivere leve miste, col rischio che, ove le classi anagraficamente inferiori siano in numeri preponderanti, si raccolgano sonore scoppole in giro per la Provincia. Come evitare simili derive? Unendo le forze. Appunto. A Carrù, ad esempio, si è scongiurato il rischio di perdere i Giovanissimi Fascia B assorbendo i validi pari leva dell’Azzurra Morozzo che non aveva numeri sufficienti: di due se n’è fatta una, ritrovandosi con una squadretta tosta che ha chiuso il girone di andata tra le prime 5 della Granda. Una rondine non fa primavera, vero. Ma abbattere i campanili sembra ormai l’unica strada percorribile, anche se la bella realtà del Piazza mi smentisce e dimostra che a Mondovì esiste anche una seconda, valida, opzione.
Insomma, a braccetto o no, buon viaggio a tutti, con l’augurio, che il percorso, più che la destinazione, sia l’obiettivo da perseguire e la convinzione che anche le mille miglia cominciano sempre con un primo, piccolo passo.






