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	<title>giovani Mondovì Archivi - La Piazza Maggiore</title>
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	<description>Il blog del giornalista senza giornale</description>
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		<title>Una vita a metà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piazzamaggiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 13:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il pungolo]]></category>
		<category><![CDATA[covid Mondovì]]></category>
		<category><![CDATA[giovani Mondovì]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facevo in casa questa riflessione: la nostra vita ormai funziona a metà. Questo virus, infatti, ci sta trasformando in letargici plantigradi. Come grossi orsi, con la bella stagione, siamo i re della montagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilblogdipiazzamaggiore.it/una-vita-a-meta/">Una vita a metà</a> proviene da <a href="https://ilblogdipiazzamaggiore.it">La Piazza Maggiore</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><p class="dropcap normal">F</p>acevo in casa questa riflessione: la nostra vita ormai funziona a metà. Questo virus, infatti, ci sta trasformando in letargici plantigradi. Come grossi orsi, con la bella stagione, siamo i re della montagna.</p>
<p>Viviamo in estate una esistenza per lo più normale: la solita o quasi, in cui dominiamo <strong>il nostro habitat</strong>. Poi, con l&#8217;avvento dell&#8217;autunno e del&#8217;inverno, ci costringono a dimezzare progressivamente le nostre attività, fino, magari, a rinchiuderci in casa, in attesa di giorni migliori (anche climatici).</p>
<p>Questo il singolare destino del nostro tempo: vivere una vita a metà. Con i tradizionali bubù di ottobre, novembre, dicembre&#8230; tutto si fa più difficile (e lo sapevamo): <strong>basta qualche colpo di tosse</strong> e un paio di linee di febbre &#8211; roba, per intenderci, a cui non avremmo prestato alcuna attenzione &#8211; per scatenare i sospetti più nefasti e magari condannarci all&#8217;isolamento, al girone dantesco dei tamponati o, come successo a un mio conoscente a trovarsi la task force con la tuta nbc per le scale di casa.</p>
<p>Ora, non ho alcuna competenza per dire che tutto questo non sia in qualche modo necessario e credo, anzi, che il virus vada maneggiato con la <strong>massima cautela</strong>, come, mi pare, si provi a fare.</p>
<p>Fatta tanta premessa, non rinuncio però a una obiettiva presa d&#8217;atto. Viviamo solo più da maggio a settembre, quando si sta all&#8217;aria aperta e ci si ammala di rado. Spiace. <strong>Non tanto per me</strong>, che ho avuto in sorte di godermi una giovinezza spensierata, quanto per i nostri bambini e ragazzi che si perdono una fetta importantissima della loro crescita.</p>
<p>Non mi riferisco solo alla possibilità di muoversi e vedere il mondo, ma al quotidiano più ordinario. <strong>Perfino farsi interrogare a scuola</strong> oppure dare un calcio al pallone sono diventate variabili impazzite, in questa inedita stagione&#8230; che stagione non sente. Non parliamo di uscire con la morosa o fare una festina tra amichetti.</p>
<p>Perché le nostre vite sono cambiate così tanto e così velocemente? A volte per un bene superiore vanno affrontati impegnativi sacrifici.</p>
<p>Vero, ma questa illusorio affidamento rischia di trasformarsi in una cambiale in bianco: io non so davvero se e come i sacrifici di oggi andranno all&#8217;incasso domani e, soprattutto, quale saldo avrà il nostro conto personalissimo: <strong>quello degli affetti, delle relazioni sociali, quello della vita vissuta</strong>. Non vorrei che tutto quello che abbiamo da dare e ricevere stia morendo lentamente, come una pianta che abbiamo smesso di innaffiare.</p>
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